LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. STORIA DI UN BURATTINO di CARLO COLLODI: riassunto libro

Il riassunto del libro LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. STORIA DI UN BURATTINO di CARLO COLLODI, edizione GIUNTI EDITORE 2000

Diventare una persona non è un diritto di nascita, bisogna conquistarselo con le azioni.

L’AUTORE

Carlo Collodi, 1826, Firenze. Scrittore e giornalista italiano, lavorò sin da giovane come commesso in una libreria della città Natale. Collodi, pseudonimo preso dalla città dove ha vissuto con il nonno, è il nome con cui ha firmato diverse sue opere, una delle quali lo rese famoso “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”.

IL PROTAGONISTA

Pinocchio, un burattino (in realtà una marionetta) che deve imparare a stare al mondo. Distingue ciò che deve e non deve essere fatto con difficoltà, e si fa trascinare spesso in situazioni pericolose.

Le sue avventure sono il percorso, le esperienze, che lo portano a diventare un bambino vero. Perché non basta essere nati per definirsi una persona.

“a mio parere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!”

RIASSUNTO DELLA STORIA

Nato dalle mani del babbo Geppetto, Pinocchio fu ricavato da un pezzo di legno speciale.

Il legno (Pinocchio) riusciva già a parlare quando era solo un tronco e non appena ebbe il corpo, scappò avventurandosi per il mondo, mettendo nei guai e in angoscia il babbo Geppetto.

Scappò il primo giorno mentre si recava a scuola per studiare e acculturarsi, anche se le finanze del povero falegname non lo permettevano.

Andò a vedere uno spettacolo di burattini e rischiò di essere bruciato dal burattinaio. Si salvò raccontando la sua storia e ricevette dall’uomo, oltre che la libertà, anche cinque monete d’oro da portare al suo babbo.

il Gatto e la Volpe

Lungo la strada verso casa incrociò però due strani individui che lo convinsero a restare a cena con loro. Il Gatto e la Volpe.

Aggirandolo per rubargli le cinque monete d’oro, gli tesero un’agguato di notte, travestiti da assassini per non farsi riconoscere.

la Fata

Lo impiccarono ad un ramo e fu salvato dalla Bambina dai capelli turchini, che lo curò e gli diede le prime lezioni sulle conseguenze delle bugie.

Si affezionò subito alla Fata, ma Pinocchio, incline a distrarsi facilmente dalla retta via, si fece convincere dal Gatto e la Volpe a sotterrare le quattro monete d’oro rimaste.

La promessa dei due imbroglioni era che sarebbe cresciuto un albero dal quale ne avrebbe raccolte duemila. Ovviamente perse tutto il denaro.

Si ritrovò quindi incatenato a fare il cane da guardia per un contadino che lo aveva beccato a rubare dell’uva nel suo campo.

Fece però così bene il suo lavoro che come premio fu liberato. Una volta libero decise di tornare dalla Fata Bambina.

Purtroppo venne a conoscenza che nel frattempo era morta.

“l’isola delle api industriose”

Disperato e solo, venne a sapere da un Colombo che il babbo Geppetto nella disperata ricerca del figlio Pinocchio, si era costruito una barca e stava per avventurarsi alla ricerca per mare.

Volando sul Colombo arrivò tardi alla spiaggia, dalla quale fece appena in tempo a vedere in lontananza la piccola imbarcazione che affondava con dentro il babbo.

Nuotò quindi, nella speranza di salvare Geppetto, ma si ritrovò all'”isola delle api industriose”, dove ritrovò con grande sorpresa la Fata Bambina, ma sotto forma di donna adulta, coi suoi inconfondibili capelli turchini.

Pieno di buone intenzioni, decise di sfruttare al meglio la seconda occasione concessa, promettendo di li in avanti di fare il buono e di studiare.

I buoni propositi furono mantenuti per poco, distratto dai compagni di scuola un giorno si recò alla spiaggia (saltando la scuola) attirato dalla promessa di vedere il terribile Pesce-cane di cui si parlava tanto.

Scoperto l’inganno dei compagni, Pinocchio si infuriò e scoppiò una rissa, della quale fu incolpato e quasi arrestato dai carabinieri.
Quasi, perché riuscì a scappare nuotando per mare.

Riesce dopo tempo a tornare a casa della Fata, intenzionato per l’ennesima volta di riprendere la strada giusta e di comportarsi bene.

Dopo un periodo dove sembrava che davvero oramai Pinocchio avesse fermamente imboccato la via dello studio, la Fata gli promise che il giorno successivo sarebbe diventato un bambino vero e non più un burattino di legno.

il Paese dei Balocchi

Entusiasta, ma poco coerente nelle sue azioni, la stessa sera si fece convincere dal suo compagno Lucignolo a seguirlo al Paese dei Balocchi.

Luogo dove si gioca, ci si diverte e si ozia sempre e sopratutto, non si studia mai.

L’esperienza, inizialmente piacevole, divenne presto tragica.
Durante la permanenza nel Paese dei Balocchi si trasformò in un asino e fu venduto.

Lavorò in un circo finché non fu comprato da un uomo che voleva la pelle del ciuchino.

L’uomo gettò l’asino (Pinocchio) nel mare per affogarlo, ma riemerse il burattino di legno. I pesci mangiarono il guscio di ciuchino.

la Capra

Scappò a nuoto e mentre fuggiva notò su uno scoglio in lontananza una capra.

La capra aveva la lana turchina e cercò di raggiungerla, riconoscendo in lei la “Fata Bambina Mamma”. Fu inghiottito però prima di raggiungerla, dal famigerato Pesce-cane.

il Pesce-cane

Nella pancia dell’enorme pesce, incontrò proprio il babbo Geppetto, che vive li oramai da due anni.

Riuscirono a scappare, ma Geppetto ne uscì malato e debilitato con bisogno di cure e assistenza continua.

il sacrificio

Pinocchio si rimboccò le maniche ed iniziò a darsi da fare, lavorando e studiando sodo.

Riuscì a guadagnare abbastanza da sostentare se stesso e il babbo Geppetto, con un avanzo di addirittura di quaranta soldi.

Denaro che donò per le cure della Fata, molto malata e ricoverata all’ospedale a causa delle preoccupazioni per il povero Pinocchio.

Pinocchio per la prima volta nella sua esistenza dedicò il suo tempo per fare cose costruttive per se e per chi gli era caro. Si sacrificò per il Geppetto e la Fata.

Un bel giorno si svegliò, Geppetto era guarito, la casa era cambiata, i mobili erano cambiati, lui era cambiato.
Era diventato un bambino in carne e ossa.

Il burattino di legno era appeso inanimato nella stanza.

“Com’ero buffo, quand’ero un burattino!”

Buona lettura.

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Danilo

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