PUBLIC SPEAKING di STEFANO FARAONI: relazione libro

Relazione del libro PUBLIC SPEAKING di STEFANO FARAONI, edizione Ulrico Hoepli Editore S.p.A. 2019

Trasmettere un messaggio non è solo saper scegliere le parole corrette.



L’AUTORE

Stefano Faraoni, avvocato e professore con la passione per il teatro e la comunicazione.

ARGOMENTO

Spesso capita di non sentirci ascoltati o capiti e le cause stanno nel nostro modo di comunicare, o meglio nell’errato modo di comunicare.

Si danno per scontate delle informazioni ed inoltre ci preoccupiamo poco di ascoltare la persona che abbiamo di fronte.

Le parole dicono una cosa, i gesti un’altra.

Finché non sarai cosciente di quanto le cose non dette hanno un peso enorme nel passaggio del messaggio, non potrai intervenire per migliorarle.

CONTENUTO E CONCETTI
Non si può non comunicare

Prima di tutto è necessario essere coscienti che non si può non comunicare.

Ogni movimento del corpo, ogni battito di ciglia, ogni spostamento del piede è comunicare.

La comunicazione può essere suddivisa in tre componenti principali:
-verbale;
-paraverbale;
-non verbale.

Il “verbale” è semplice da comprendere, sono le parole che scegli in un discorso, le frasi, le coniugazioni, tutto quello che articolato in un suono assume un significato letterale, è il verbale.

Puoi cadere nell’errore di pensare che scegliere le parole giuste sia l’unica soluzione per una corretta comunicazione.

Sfortunatamente, quando si intende trasmettere un messaggio, oltre il 90% di esso non è composto da parole.

Oltre il 90% del messaggio è composto da paraverbale e non verbale.

Il paraverbale è il tono che dai alla tua voce, la frequenza dei suoni che articoli.

Il ritmo che dai alle frasi, la punteggiatura, le pause, le sottolineature.

Quando inserisci un tono ironico o abbassi improvvisamente il volume.

Tutta l’orchestra, tutti i fili che tirano le parole, sono ciò che fa parte del paraverbale.

Il non verbale invece siamo noi, è il nostro corpo.

I movimenti che fai quando parli con un tuo amico sono diversi da quelli che hai quando parli con uno sconosciuto.

La postura che assumi, i movimenti delle mani, le smorfie delle labbra.

Ogni serie di movimenti del corpo ha un significato e se questi sono allineati al verbale, allora il messaggio passa e arriva a destinazione.

La buona comunicazione è composta dalle corrette parole, ben ritmate ed intonate, accompagnate dal ballo coerente del corpo.

V.A.K.

Un altro trio da tenere a mente nella comunicazione è formato dai canali VAK (acronimo inglese): Visivo, Auditivo e Cinestesico.

Ogni essere umano ha i suoi canali preferenziali, i suoi filtri attraverso i quali interpreta e comprende la realtà.

Questi filtri possono essere di tipo visivo, auditivo e cinestesico.

Le persone usano un mix dei tre, ma ognuno ha il suo preferito, che prevale sugli altri.

Capire quali di questi è il canale preferenziale della persona con cui stai comunicando e adottare lo stesso codice, instaura una linea diretta nella comunicazione.

Per capire come individuare il canale primario dell’interlocutore o il proprio, è necessario saper ascoltare.

Il soggetto visivo usa termini diversi da un auditivo e da un cinestesico, ti lascio scoprire quali sono leggendo il libro.

In questa sede cercherò di riportare il significato di queste tre categorie.

Il visivo è colui che apprende e ricorda basandosi sulle immagini, ricorda le istantanee degli eventi, predilige la vista.

L’auditivo di contro preferisce i suoni, le parole, i rumori, il tono della voce usato è importante, è attento a porgerti l’orecchio mentre ti ascolta.

Il cinestesico adora i sensi del tatto, degli odori, dei sapori.
Di un piatto di pasta ricorda l’odore ed il gusto, non l’intensità di rosso della passata di pomodoro.

ESSERE AUTENTICI

Di tutti i tecnicismi che ti ho appena accennato te ne fai ben poco se prima di tutto non sei autentico.

Autentico non significa necessariamente rendere pubblica la vita privata.

Essere autentici è accettare, capire le proprie caratteristiche e sfruttarle.

Quando impari a conoscerti, sarai anche capace di conoscere la persona ed il pubblico con cui stai comunicando.

L’empatia è il mezzo per entrare in sintonia con l’altra persona, saperla ascoltare, rispondere se necessario, senza critica, ma con il solo scopo di influenzare sulla base dei tuoi pensieri, delle tue idee, della tua autenticità.

Il tuo pensiero, la tua idea che vuoi trasmettere deve essere supportata dalla passione per l’argomento di cui stai parlando.

La passione determina le tue azioni che porteranno ad un risultato.

Il risultato che scaturisce da questo processo è autentico e risulta potente e quindi arriva a destinazione.

DARE PRIMA DI RICEVERE

Tutta la comunicazione ha quindi un cardine attorno al quale bisogna che ruoti.
Dare prima di ricevere.

Prima di pretendere l’attenzione delle persone a cui vogliamo parlare, bisogna che queste percepiscano il valore di ciò che vogliamo trasmettere.

Emozionare l’altra persona con la nostra storia, con la tua storia, con la tua passione.

Ascoltare, devi imparare a dare il tuo ascolto sincero, devi realmente comprendere chi ti sta di fronte.

Quando l’ascolto è attento, viene percepito, e si apre un canale.

Chi si sente ascoltato sarà maggiormente predisposto ad accogliere il tuo messaggio.

Instaurato questo rapporto bisogna aiutare l’altro a capirci, non bisogna dare nulla per scontato. Aiutalo a comprendere i perché della tua idea.

Infine bisogna dare valore.
Il tuo messaggio deve essere significativo e deve arricchire il destinatario.

Dare prima di ricevere, comunica con l’obiettivo di arricchire chi ti sta ascoltando o leggendo.

Il tuo contenuto autentico e pieno di passione farà il resto.

Buona lettura.

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Danilo

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