RESI UMANI di PIETRO BUFFA e MAURO BIGLINO: relazione libro

Relazione del libro RESI UMANI di PIETRO BUFFA e MAURO BIGLINO, edizione UNO EDITORI 2018

L’essere umano è la razza animale che si ritiene la più evoluta e al vertice, c’è chi ritiene che sia stato un processo naturale, chi divino. La verità può stare nel mezzo?

L’AUTORE

Pietro Buffa è un biologo molecolare che svolge ricerche nell’ambito della genomica. Mauro Biglino nasce come traduttore dell’antico testamento ed è autore di diversi libri sull’argomento.
Entrambi si incontrano nell’idea che la storia dell’essere umano sia da riscrivere perché ciò che ci viene insegnato non corrisponderebbe ai fatti.

ARGOMENTO

L’Homo Sapiens ha avuto una storia evolutiva singolare, delineata da caratteristiche genetiche non fondamentali alla prosecuzione della specie, ma che invece di essere scartate si sono tramandate affinandosi. Inoltre paragonato alle altre specie, il processo evolutivo ha avuto tempi strettissimi che non corrispondono alle tempistiche solitamente riscontrabili in natura.

L’ipotesi è che ciò che ci ha resi umani non sia stato un processo completamente naturale, ma guidato da precise necessità. Di chi o di cosa te lo lascio scoprire leggendo il libro.

CONTENUTO E CONCETTI

Noi esseri umani, Homo Sapiens, abbiamo l’arroganza di ritenerci la specie “eletta”, almeno per quanto riguarda il nostro pianeta.

Che sia stato per una selezione naturale, che per un intervento divino, riteniamo di essere in cima alla scala evolutiva, quasi per diritto.

Ma quali sono stati i motivi che ci hanno resi ciò che siamo?

Partendo da 6.000.000 di anni fa, quando cioè si ritiene che la nostra linea evolutiva si sia divisa da quella degli scimpanzé, fino ad arrivare a circa 200.000/300.000 anni fa, cioè alla comparsa dell’Homo Sapiens, abbiamo avuto, o subìto, diversi balzi evolutivi.

Siamo passati da essere animali ad esseri con capacità fisiche, comunicative e cognitive evolute che ci hanno permesso di diventare ciò che siamo oggi.

L’autore Pietro Buffa ritiene però che i cosiddetti miglioramenti genetici, non avevano nessun reale e concreto vantaggio ai fini della sopravvivenza della specie.

Anzi ritiene che naturalmente sarebbero stati scartati dal processo evolutivo, perché inutili ai fini della vita.

IL CERVELLO

Il processo evolutivo che ha portato il nostro cervello ad un tale sviluppo della corteccia esterna.

Processo di evoluzione encefalica che ci ha permesso di iniziare a pensare in modo astratto, di iniziare ad avere processi cognitivi simbolici.

Concetti come futuro, infinito, trascendente, sono propri della nostra razza.

Il nostro cervello, che è sostanzialmente identico a quelli dei primi Sapiens, ci permette di pensare in astratto e avere l’arte e la musica.

In realtà però iniziamo ad usarlo in questo modo “solo” 100.000 anni fa. Per almeno 100/200.000 anni avevamo le potenzialità di farlo, ma non lo abbiamo fatto, perché?

Perché, si chiede l’autore, sarebbe comparsa una caratteristica genetica, mantenuta poi nella discendenza, ma che non ha dato subito concreti vantaggi evolutivi?

LA NEOTENIA

Una caratteristica tra le specie animali che sono state domesticate da noi umani, è il mantenimento dei tratti caratteristici della neotenia anche da adulti.

La neotenia in sostanza è l’aspetto da neonati che le specie hanno e che sono spesso piacevoli e dolci. Una difesa estetica contro i predatori.

Le specie selvatiche come ad esempio le scimmie, hanno un aspetto da cuccioli che poi perderanno completamente con l’età adulta.

Le specie domesticate invece tendono a mantenere questi tratti “gradevoli” anche in età adulta.

La domesticazione è un processo selettivo che si applica per molte generazioni. Scegliendo di volta in volta i soggetti più mansueti ed ubbidienti, con tratti fisici gradevoli.

La domesticazioni artificiali ha portato per esempio dal lupo al cane.

Le specie che sono state oggetto di domesticazione artificiale presentano dei “contrassegni” caratteristici:
mantenimento dei tratti morfologici gradevoli
Spiccata socievolezza
Tendenza all’assoggettamento

Lo abbiamo fatto con numerose specie come le pecore, i bovini, i cani appunto.

Abbiamo selezionato per generazioni i soggetti che più rispondevano alle esigenze richieste, utili per il sostentamento (come gli animali da allevamento) o dilettevole (come gli animali da compagnia).

L’essere umano presenta tutte queste caratteristiche:neotenia mantenuta, socievolezza, tendenza all’assoggettamento.

Questo, aggiunto alle caratteristiche fisiche e cognitive che inspiegabilmente sono comparse e si sono mantenute (come ad esempio le corde vocali), possono far pensare:
-o ad una serie di fortuiti eventi casuali
-o ad una volontà che ha guidato la nostra evoluzione.

FACCIAMO FINTA CHE…

E qui si entra nel nocciolo del contenuto del libro e che caratterizza le opere dei due autori.

Studiando i testi antichi insieme alle conoscenze scientifiche moderne, sgombrando la mente da preconcetti e facendo finta che ciò che è riportato nelle antiche scritture, sia letterale e non miti o leggende, si potrebbe ipotizzare che:

L’uomo è stato creato, intervenendo sulle specie già esistenti, i primati. Lo scopo? Quello di avere una specie evoluta capace di comprendere ed eseguire ordini complessi.

L’uomo ha tutte le caratteristiche delle specie domesticate.

Deve capire ed essere intelligente, ma allo stesso tempo mansueto e controllabile. Il sistema di controllo potevano essere delle strutture sociali atte ad istruirlo ed “educarlo”.

Educazione che avrebbe poi di sua spontanea volontà tramandato ai propri figli, e ai figli dei propri figli, e così via.

I Sumeri ad esempio, sono una civiltà apparentemente nata dal nulla.
Con conoscenze scientifiche e astronomiche incredibili.
Conoscevano l’agricoltura e avevano una struttura sociale complessa e ben definita.

Come si è arrivati senza passaggi intermedi da uomo selvatico raccoglitore di frutta a specie istruita?

Ti lascio scoprire l’idea che hanno gli autori, leggendo il libro.

Buona lettura.

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Danilo

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